A scuola di cinema con Alessandro Piva



La scuola oggi deve fronteggiare quotidianamente molteplici sfide, rinnovarsi, trasmettere una
cultura viva e piena di senso, tale da appassionare questa nuova generazione, così diversa dalle
precedenti, così moderna e iperstimolata, ma anche così fragile da tanti, troppi punti di vista.
Superare il concetto di cultura scolastica, libresca e astratta, senza contatto con un fare, che
rischia di diventare sterile e asfittica, è una sfida che il nostro Istituto e la nostra Dirigente,
Valeria Alfia Pappalardo, hanno accettato e in cui si stanno impegnando con convinzione.
Nel corrente anno scolastico, i nostri ragazzi hanno avuto modo di entrare in contatto con
mondi che troppo spesso si osservano da lontano, da spettatori passivi e inconsapevoli. Teatro,
danza, poesia, sono entrati nella nostra scuola attraverso incontri con persone di successo, che
hanno portato la loro esperienza e la loro testimonianza ai nostri alunni. L’arte, la bellezza,
l’impegno, la “passione” che diventa “mestiere”, questo è quello che i ragazzi hanno potuto
apprezzare, vedere, sentire e toccare con mano.
Giorno 8 Marzo, questo ambizioso percorso si è arricchito di un altro momento importante e
significativo: la settima arte, il cinema, ha varcato la soglia della nostra scuola, rappresentata
dal talentuoso e pluripremiato Alessandro Piva, regista, sceneggiatore, produttore
cinematografico, montatore e direttore della fotografia italiano.
L’incontro, curato dalla professoressa Grazia Distefano, è stato rivolto ai ragazzi delle seconde
classi della scuola secondaria di primo grado, che avevano già avuto modo di vedere e
commentare con i docenti di lettere il film documentario “Due Sicilie”, in cui Alessandro Piva
racconta la Sicilia di ieri e oggi, attraverso sequenze originali rielaborate e fuse con suggestivi
filmati di repertorio dell’Istituto Luce. Conoscere e dibattere con il regista, accompagnato dal
musicista Giovanni Scuderi, autore delle musiche originali, ha offerto degli spunti significativi
di riflessione. Sono stati spiegati ai ragazzi alcuni artifici “tecnici”, come le diverse
inquadrature, i punti di vista, che possono “manipolare” e condurre lo spettatore esattamente
dove il regista vuole portarlo, influenzando, ad esempio, la sua percezione di ciò che vede sullo
schermo. Perché il cinema, come la poesia, è una forma di espressione più che di
comunicazione.
Emblematica, a tal proposito, è stata la visione guidata delle scene iniziali di City of
God (Cidade de Deus), un film brasiliano del 2002 diretto da Fernando Meirelles e Katia Lund.
Alessandro Piva ha evidenziato come quella che sembra una scena della quotidianità della vita
in una favela, una gallina che scappa al suo destino dopo aver visto scannare le sue simili,
inseguita da una gang di ragazzacci senza scrupoli, possa essere vista come metafora della fuga
dalla brutalità della strada, da una morte violenta che, tragicamente, è spesso l’ineluttabile
destino di chi vive nella favela.
Uno sguardo su quello che sta oltre, dunque, un invito a non fermarsi alle apparenze, a leggere
tra le righe, a cercare di indovinare cosa ci sia di non detto dietro ogni immagine. Un esercizio
prezioso, guidati da un occhio esperto.
E dopo, quando è tutto finito e si ritorna in classe? Cosa rimane ai nostri ragazzi? Qualcosa li
ha davvero colpiti? Sì, oltre le più rosee aspettative. Sì, perché quella parola, metafora, già
sentita tante volte in classe, è tornata, ma in un contesto diverso… o forse poi non tanto
diverso? Non tanto, se i primi a notarlo e a condividerlo con gli insegnanti sono proprio loro, i

ragazzi, capaci di riflettere sull’immagine della nostra isola offerta da “Due Sicilie” e metterla
in relazione con dei versi letti poco tempo prima, trovando tanto, tanto in comune.
Perché, se presi per mano, se guidati nella giusta direzione, i figli di questa generazione così
complessa possono camminare da soli, anzi, correranno.
Grazie, quindi, alle mani sapienti di Alessandro Piva e di tutti gli altri che, tra i tanti loro
impegni, hanno trovato il tempo per unirsi a quelle di noi insegnanti per un tratto breve, ma
intenso, della vita dei nostri ragazzi.

Francesca Pizzillo





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